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Sismabonus, per cedere il credito non basta la parentela

Pubblicato da LISTAIMMOBILIARE.it il 12 Settembre 2019
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Si sta ancora parlando di sismabonus e di tutte le possibilità che questo possa passare agli eredi o ai parenti più stretti. L’ultima novità è che i legami di sangue tra le parti in causa non sono rilevanti al fine, appunto, del sismabonus.

Insomma, il solo rapporto di parentela tra chi ha sostenuto la spesa per la ristrutturazione o il recupero di un edificio dopo il sisma e il cessionario non basta e non può rappresentare, da solo, il fatto scatenante per la cedibilità del credito.

Così almeno si è espressa l’Agenzia delle entrate in una nota, la n. 354 pubblicata qualche giorno fa, che parlava appunto dell’acquisizione dell’unità immobiliare da un’impresa edile attraverso un contratto di permuta e la cessione del sismabonus. Questo infatti è un caso in cui è possibile usufruire del sismabonus: acquisto cioè da impresa di costruzione tramite contratto di permuta.

L’Agenzia delle entrate ha dichiarato che l’istante e i comproprietari possono fruire dell’agevolazione, anche in caso di permuta. La detrazione è pari al 75% o all’85% (dipende dal tipo di intervento realizzato sull’immobile, se comporta la diminuzione di una o due classi di rischio sismico) del prezzo dell’unità immobiliare che risulta sul contratto di permuta.

La cessione del sismabonus è possibile sì tra soggetti privati, ma che siano collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione, quindi non solo alla mera parentela tra chi ha sostenuto le spese e il concessionario. I crediti si possono invece cedere alle imprese che hanno realizzato gli interventi, con facoltà di cessione successiva.

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